Il mio slogan: - "Sognando e fantasticando si rimane giovani." - "Vanitas vanitatum, et omnia vanitas" -

Giorni Ore Minuti Secondi
mancanti al 2027

Casa Mia:
Lat.: 45.756275°" Nord
Log.: 11.732543°" Est

Mappa

I Santi di Oggi
  • Sant'Ignazio, vescovo d'Antiochia e martire
  • Sant'Osea, profeta
  • Santi Rufo e Zosimo, martiri
  • Santi martiri volitani
  • San Giovanni, eremita
  • San Dulcido, vescovo
  • San Fiorenzo, vescovo di Orange
  • beato Gilberto, abate cistercense
  • beato Baldassarre Ravas

La mia storia in foto
gfd
Mariano Giacobbo Home Page
sito ufficiale

Ciao.
Mi fa molto piacere che Tu abbia scelto di visitare la mia Home_Page, non dimenticarti di ritornare, troverai sempre un amico.

Dio è eterno, l'uomo vive nel tempo. Come comprendere l'Incarnazione, la Resurrezione e il destino dell'uomo? Un percorso di ricerca tra fede, ragione e Logos, nel quale anche le convinzioni più profonde devono accettare di essere interrogate. Gesù della storia e Cristo della fede. Dalla nascita del cristianesimo ai grandi concili, dalla teologia medievale alle domande sull'anima, sulla libertà e sul male. Una rilettura critica della tradizione, senza rinunciare alla fede e senza pretendere di aver risolto ogni mistero. Credere senza rinunciare a pensare. Quattro libri per costruire un'interpretazione personale del cristianesimo. E un quinto, IL PENSIERO, per tornare sulle proprie conclusioni, riconoscerne i limiti e distinguere ciò che si crede da ciò che si può realmente dimostrare. IL PENSIERO – Rivisitazione critica dei miei libri. Non una smentita del percorso precedente, ma il suo confronto più esigente: sottoporre le proprie idee allo stesso giudizio critico riservato a quelle degli altri. Perché cercare la verità significa anche avere il coraggio di rimettersi in discussione.
I Miei Link Preferiti



Siti Cattolici
Il Vangelo del giorno

Proposta di lettura
 
Una religione che viene giudicata inferiore al nostro ideale umano, per quanti siano i miracoli che la circondano, è una religione perduta - (Pierre Teilhard de Chardin)

16:25 - Alla Festa di Roma 'Ultimo Fellini', docu sulla sua fase finale
Tra le testimonianze quelle di Benigni, Manara e Scorsese

21:29 - Helen Mirren si trasforma in una Patricia Highsmith da delitto
L'attrice dà volto alla scrittrice in A talent for Murder, alla Festa di Roma

19:29 - Il Gattopardo entra a Castel Sant'Angelo, in mostra Visconti e la messa in scena del film
A 120 anni dalla nascita e 50 dalla morte del regista, un viaggio nel cantiere dell'opera

14:11 - Rinasce il Teatro Valle di Roma, si rialza il sipario dopo 16 anni
Taglio del nastro con Gualtieri e la prima pirandelliana del 1921 con Piccolo

19:39 - Aura, l'archivio Valentino tra bellezze nascoste e rivelate
Da Fondazione Garavani Giammetti 38 capi e l'arte di Juszkiewicz

22:29 - La protesta per il carovita diventa guerriglia, Milano un campo di battaglia
Scontri anche a Torino e Bologna. Meloni: 'Ogni reticenza sulle violenze è una giustificazione'

20:37 - Papa Leone lascia il Gemelli e rassicura: 'Sto molto meglio'
L'Angelus a San Pietro. Il chirurgo che lo ha operato: 'Può viaggiare'

22:30 - Cgil in piazza: 'Siamo 100mila, il 20 novembre sciopero generale'
Landini: 'Basta marchette elettorali, risposte in manovra e patrimoniale'

22:52 - Serie A: la Roma riparte dopo il Real, Castro e Lulli affondano il Genoa
Il 2-0 nasce nella ripresa, per entrambi sono i primi gol in giallorosso. Napoli nuovo scivolone, Venezia conquista la prima vittoria. Da 0-1 a 3-1, ancora una rimonta e l'Inter passa al Dall'Ara

09:44 - Il racconto della settimana in immagini: 10-17 ottobre
Dal ricovero del Papa allo sciopero dei trasportatori e le proteste studentesche

20:40 - Trump congela le sanzioni a Putin. Esulta la Russia, l'ira di Zelensky
Lo stop al Graham Act. Mosca: 'Una svolta storica', Kiev: 'Si premia l'aggressore'

21:06 - Lotta di potere alla Casa Bianca, trema anche Susie Wiles
La potente capo dello staff di Trump rischia di cadere in caso di sconfitta alle midterm

21:01 - Dopo undici mesi riunita per un giorno la famiglia nel bosco
Nel casolare di Palmoli dove tutto ebbe inizio. Pillon: 'Ho visto la felicità dei bimbi'

15:38 - Giornata di fuoco in tutta la Francia alle proteste contro il “carovita”
Tensioni a Parigi e Lione, a Marsiglia i manifestanti irrompono nel municipio

20:53 - Guerriglia a Parigi, scontri e 400 fermi nelle proteste in tutta la Francia
Un manifestante perde la mano a Saint-Etienne. Macron: 'Chi ha distrutto verrà punito'

News Scientifiche dal sito: scienzenotizie.it
19:04 - Il cervello potrebbe nascere da due popolazioni cellulari distinte: una scoperta che aiuta a studiare i neuroni più difficili da coltivare
Uno studio sui topi individua 2 popolazioni cellulari distinte all’origine del cervello e sviluppa motoneuroni del rombencefalo in laboratorio per studiare le malattie.

19:04 - Marte, mappati 2.000 tipi di suolo: uno sembra promettente per le piante, ma servono ancora molte verifiche
Una mappa classifica 2.000 suoli di Marte sul 92% del pianeta. Nohibareth ottiene il punteggio più alto per il potenziale agricolo, ma servono verifiche.

19:04 - Le foglie delle sequoie possono scaldarsi di 10 °C più dell’aria: il caldo riduce la fotosintesi anche con acqua disponibile
Le foglie delle sequoie della California possono scaldarsi fino a 10 °C più dell’aria. Uno studio mostra che il caldo riduce la fotosintesi anche con acqua.

19:04 - Raggi X in impulsi da 300 attosecondi: raggiunta un’intensità record concentrandoli su un punto minuscolo
All’European XFEL, impulsi di raggi X ad attosecondi hanno raggiunto intensità record, oltre 10²⁰ watt per centimetro quadrato, concentrati su un punto nanometrico.

19:04 - Cortisolo nel sangue degli squali: una scoperta che riapre il dibattito sul loro sistema ormonale
Rilevato cortisolo nel sangue dello spinarolo del Pacifico: lo studio canadese ne documenta la presenza, ma il ruolo dell’ormone negli squali resta da chiarire.

19:04 - Sagittarius A* potrebbe accelerare protoni a energie estreme: il buco nero al centro della Via Lattea è un PeVatron?
Uno studio teorico suggerisce che Sagittarius A* possa accelerare protoni a energie di diversi PeV. Raggi gamma e neutrini potrebbero rivelare il meccanismo.

19:04 - Una variazione in un gene della miosina può decidere se il guscio della chiocciola si avvolge a destra o a sinistra 🐌
Nelle chiocciole giapponesi Euhadra, varianti di un gene della miosina determinano gusci avvolti a destra o a sinistra, senza apparenti problemi di sviluppo.

19:04 - Il cervello anticipa vista e tatto: segnali di preparazione emergono prima che arrivi lo stimolo
Uno studio pubblicato su Nature Neuroscience mostra che il collicolo superiore anticipa gli stimoli visivi e tattili, con schemi cerebrali distinti prima che arrivino.

11:04 - Le montagne più alte della storia della Terra: alcune potrebbero aver superato l’Everest?
Le tracce geologiche indicano che antiche catene, come quella transgondwaniana, potrebbero aver ospitato montagne alte quanto l’Everest o persino più alte.

11:04 - La NASA cercherà una grotta sotto la superficie lunare: ecco come indagherà la cavità delle Marius Hills 🌕
La NASA finanzia GIMLI, una missione lunare con lander e rover che userà radar, sensori sismici e gravimetro per cercare grotte e tubi di lava vicino a Marius Hills.

Da IL PENSIERO: Il Giudizio: quando non posso più mentire. (di Mariano Giacobbo)
Il Giudizio: quando non posso più mentire.
Se la libertà è reale, deve essere reale anche la possibilità di perdermi.
Altrimenti tutto ciò che ho scritto finora sarebbe soltanto un gioco.
Potrei scegliere il bene o il male, costruire o distruggere, amare oppure odiare, utilizzare ciò che mi è stato dato oppure sprecarlo, e alla fine nulla avrebbe realmente importanza.
Non è ciò che penso.
La libertà ha conseguenze proprio perché è libertà.
Ed è qui che incontro una delle parole più forti della tradizione cristiana: giudizio.
Ma che cosa significa essere giudicato da Dio?
Un Dio che non cambia idea.
La prima immagine che devo eliminare è quella più immediata.
Vivo.
Muoio.
Mi presento davanti a Dio.
Dio guarda ciò che ho fatto, valuta e infine decide che cosa fare di me.
Questa rappresentazione è comprensibile perché riproduce il funzionamento di un tribunale umano. Ma non è compatibile con il Dio dal quale sono partito.
Dio non acquisisce informazioni sulla mia vita quando muoio, non apre il mio fascicolo, non scopre qualcosa che prima ignorava, non riflette e non cambia opinione.
Non pronuncia una sentenza dopo aver valutato le prove.
Sarebbe ancora una volta un Dio immerso nel tempo.
Il Dio eterno vede la mia intera esistenza «tota simul».
La conosce senza determinarla.
Perciò il giudizio non può essere un cambiamento in Dio.
Deve riguardare me.
Essere davanti alla verità.
È qui che il giudizio assume per me un significato completamente diverso.
Durante la vita posso mentire.
Agli altri.
E soprattutto a me stesso.
Posso trovare giustificazioni. Posso chiamare necessità ciò che è stata convenienza, prudenza ciò che è stata paura, giustizia ciò che è stata vendetta.
Posso perfino fare il bene per ragioni che con il bene hanno poco a che vedere.
La coscienza umana possiede una capacità straordinaria di costruire racconti nei quali siamo quasi sempre dalla parte giusta.
Ma davanti a Dio che cosa rimane?
Se Dio è verità, essere davanti a Dio significa essere davanti alla verità di me stesso.
Senza alibi.
Senza costruzioni.
Senza la possibilità di raccontarmi una storia diversa da quella che ho realmente vissuto.
Questo, per me, è già giudizio.
Non Dio che finalmente scopre chi sono.
Io che non posso più nascondermi chi sono.
Il libro della vita.
Anche le immagini bibliche del giudizio assumono allora per me un significato diverso.
Il libro, le opere, la bilancia, la separazione.
Non ho bisogno di immaginare un archivio celeste nel quale siano state registrate tutte le mie azioni.
Il libro della mia vita l’ho scritto vivendo.
Ogni scelta ha contribuito a costruire la persona che sono diventato.
Ed è qui che ritorna la mia antropologia.
L’anima porta la mia storia: non una semplice registrazione cronologica degli avvenimenti, ma ciò che quelle esperienze e quelle scelte hanno fatto di me.
Io non arrivo davanti a Dio portando il mio curriculum.
Arrivo essendo diventato ciò che ho scelto di essere.
Il giudizio non riguarda soltanto ciò che ho fatto.
Riguarda ciò che, attraverso ciò che ho fatto, sono diventato.
I talenti.
Per questo continuo a trovare straordinariamente significativa la parabola dei talenti.
Non tutti ricevono la stessa cosa: uno riceve cinque, uno due, uno uno.
E proprio questa differenza impedisce di pensare il giudizio come una misura identica applicata meccanicamente a tutti.
Io non posso essere giudicato sulla vita di un altro. Non posso essere giudicato per un’intelligenza che non avevo, per opportunità che non ho ricevuto, per una consapevolezza alla quale non potevo arrivare.
Sono responsabile di ciò che ho potuto realmente fare con ciò che mi è stato dato.
Questo rende il giudizio infinitamente più personale di qualsiasi codice, perché due azioni esteriormente identiche possono nascere da libertà, consapevolezze e condizioni completamente differenti.
Noi vediamo l’azione.
Dio vede l’uomo.
E la misericordia?
Ma allora ritorna immediatamente la domanda: se il giudizio è verità, che cosa accade alla misericordia?
Non viene cancellata.
È precisamente qui che diventa decisiva.
Se la misericordia significasse fingere che il male non sia avvenuto, non sarebbe misericordia.
Sarebbe indifferenza.
Il padre del figlio prodigo non dice che il figlio non se ne sia mai andato.
Il figlio è partito, ha distrutto, ha sofferto, ha sbagliato.
E ritorna.
La misericordia non modifica retroattivamente la verità della sua storia.
Gli permette di non essere definitivamente prigioniero di quella storia.
È una differenza enorme.
Dio non deve scegliere tra verità e misericordia.
La misericordia permette all’uomo di stare nella verità senza essere annientato dalla propria colpa.
«La tua fede ti ha salvato».
E ritorno ancora una volta a quella frase di Gesù:
«La tua fede ti ha salvato.»
Adesso acquista un significato ancora più profondo.
Fede significa fiducia.
Se davanti alla verità di me stesso scopro anche tutto ciò che avrei potuto essere e non sono stato, potrei chiudermi, potrei rifiutare, potrei continuare a dire No.
Oppure potrei affidarmi.
Non perché improvvisamente il male diventi bene.
Non perché Dio cancelli magicamente la mia storia.
Ma perché credo nella sua misericordia più di quanto io possa essere schiacciato dalla mia colpa.
Il figlio prodigo non torna perché ha risolto il proprio passato.
Torna perché, nel fondo della propria miseria, si ricorda del padre.
Il giudizio non cambia Dio.
Qui la mia costruzione ritorna al punto di partenza.
Dio non diventa giudice quando io muoio, non passa dalla misericordia alla giustizia e non mi ama durante la vita per poi decidere, alla fine, se continuare ad amarmi.
Sarebbe nuovamente un Dio che cambia.
Sono io che, attraverso la mia libertà, costruisco il modo nel quale mi pongo davanti a Lui.
Il Padre rimane Padre.
La domanda è: io voglio ancora essere figlio?
Questa domanda è terribile proprio perché non posso scaricarne la risposta su Dio.
Inferno.
E allora devo arrivare alla parola che non posso evitare.
Inferno.
Se lo immagino soltanto come un luogo nel quale Dio manda chi ha violato determinate regole, torno immediatamente alla rappresentazione del tribunale.
Ma se la salvezza è relazione e la libertà è reale, posso comprendere l’inferno in un altro modo.
La possibilità definitiva del No.
Dio non cessa di essere Dio.
La misericordia non cessa di essere misericordia.
Ma una relazione non può essere imposta.
Se Dio costringesse l’uomo ad amarlo, distruggerebbe proprio quella libertà che rende possibile l’amore.
Questo è il punto estremo della mia costruzione.
Ho sostenuto che la libertà si realizza nel bene. Ma ho anche sostenuto che il libero arbitrio permette il male.
Devo quindi prendere sul serio la possibilità che l’uomo possa utilizzare la propria libertà contro la propria stessa realizzazione.
Il No deve essere possibile.
Altrimenti anche il Sì sarebbe necessario.
Ma chi può dire No fino alla fine?
Ed è precisamente qui che la mia speranza diventa enorme.
Non spetta a me stabilirlo.
E soprattutto non spetta a me riempire l’inferno.
Qui ritrovo la speranza che ho incontrato in von Balthasar.
Posso sperare per tutti.
Sperare non significa dichiarare che tutti saranno salvati. Se lo facessi, trasformerei nuovamente la libertà in una finzione.
Significa che non conosco nessun uomo così profondamente da poter affermare che il suo No sia definitivamente più forte della misericordia che gli si offre.
Il giudizio appartiene a Dio proprio perché soltanto Dio conosce interamente quell’Unicum.
Il problema del tempo ritorna ancora.
Anche il giudizio non può essere trasformato in un nuovo calendario dell’aldilà.
Dal mio punto di vista temporale posso parlare di morte, giudizio e vita eterna; ma Dio non mi conosce soltanto dopo la mia morte.
Mi ha sempre conosciuto.
Il giudizio riguarda me: la verità definitiva della mia relazione con Lui.
Giudicato dall’amore.
Alla fine mi accorgo che posso esprimere tutto questo con una formula molto semplice.
Sono giudicato dall’amore.
Non nel senso sentimentale per cui l’amore rende tutto indifferente.
È esattamente il contrario.
L’amore rende ogni scelta importante.
Quanto ho amato?
Quanto ho utilizzato ciò che mi era stato dato?
Quanto sono stato capace di riconoscere l’altro?
Quanto ho costruito e quanto ho distrutto?
Quanto del mio No dipendeva dalla mia libertà e quanto dai limiti, dalle ferite e dall’ignoranza che soltanto Dio può conoscere fino in fondo?
Io non posso fare questo calcolo.
Dio non ha bisogno di farlo.
Dio sa.
E forse è proprio questa la differenza definitiva tra il tribunale degli uomini e il giudizio di Dio: noi dobbiamo ricostruire una persona attraverso le prove.
Dio conosce la persona.
Interamente.
Una domanda che diventa risposta.
Rileggendo La Signora in Rosso mi sono accorto che questa idea era comparsa molto prima che io cercassi di darle la forma teologica che possiede oggi.
Avevo scritto:
«Come ho già scritto, lo considero un cambio di gioco, o con una metafora un cambio di giostra: scendiamo perché abbiamo visto, se non ancora compreso, che quella lì vicino è molto più bella e interessante.
Forse c’è qualcosa che resta. Forse è proprio quella domanda che non abbiamo mai smesso di porci, “chi sono?”, “da dove vengo?”, “dove vado?” A sopravvivere a tutto.
E forse, chissà, è proprio quella domanda che, in quel giorno, diventa risposta.»
Allora non avevo ancora costruito tutto il percorso che mi avrebbe portato a parlare dell’ipostasi, della «tota simul», della resurrezione come permanenza dell’identità e del giudizio come verità dell’uomo davanti a Dio.
Ma la domanda era già lì.
Chi sono?
Il giudizio è anche questo.
Non qualcuno che finalmente mi comunica dall’esterno la risposta, ma la caduta di tutto ciò che durante la vita mi ha impedito di vederla completamente.
La mia storia rimane.
Le mie scelte rimangono.
Ciò che ho fatto di me stesso rimane.
Ma davanti alla verità non posso più costruire un personaggio diverso dall’uomo che sono diventato.
E allora quella vecchia frase assume per me oggi un significato ancora più preciso:
la domanda diventa risposta.
Non perché finalmente conosco una definizione di me stesso.
Perché finalmente sono davanti alla verità di ciò che sono.
La porta.
Ritorno allora all’immagine della porta.
La misericordia la lascia aperta.
La fede mi permette di attraversarla.
La libertà mi permette anche di rifiutarla.
Non ho bisogno di immaginare Dio dall’altra parte mentre aspetta il momento di chiuderla.
Il problema non è se Dio voglia salvarmi.
Il problema è se io, arrivato alla verità di me stesso, voglia ancora entrare nella Relazione.
Per questo posso sperare per tutti senza dichiarare tutti salvati.
Posso credere nella misericordia senza cancellare il giudizio.
Posso credere nel giudizio senza trasformare Dio in un magistrato eterno.
E posso prendere sul serio l’inferno senza pretendere di sapere chi vi sia.
Alla fine rimane l’uomo: la sua storia, la sua identità, la sua libertà.
E davanti a lui la Relazione dalla quale proviene e verso la quale è chiamato.
Il giudizio è il momento della verità.
Non perché Dio scopra finalmente chi sono.
Perché io non posso più nascondere a me stesso chi sono.
La vertigine della Libertà. Perché la Chiesa ha paura del fine vita. (Mariano Giacobbo)
La libertà non è un diritto che ci viene “concesso” dallo Stato o dalla Chiesa. La libertà è la struttura stessa del nostro essere. È un diritto inalienabile dell’essere umano. Ma è una struttura drammatica. Come diceva il filosofo Luigi Pareyson, la libertà non è solo un potere, ma una responsabilità radicale: porta con sé il rischio di perdersi, di sbagliare, di compiere il male. Il male non è un’illusione o un difetto di fabbrica: è la possibilità concreta che nasce dal fatto che siamo liberi. Senza libertà non ci sarebbe il male, ma non ci sarebbe nemmeno l’amore. Non siamo nati con un guinzaglio al collo!
È per questo che, nella storia, le religioni e le società hanno cercato di “normare” la libertà. L’uomo ha paura della libertà. L’angoscia di dover scegliere senza certezze assolute è tale che, spesso, preferiamo delegare la nostra vita a un’autorità esterna (una legge, un dogma, un leader) pur di non doverne sopportare il peso. Sartre diceva che l’uomo è “condannato a essere libero”. E molti, davanti a questa condanna, preferiscono addormentarsi.
Ma per me, la libertà è assoluta. Non accetto compromessi su questo. L’uomo vero non è quello che fugge dalla responsabilità nascondendosi dietro il dogma o le convenzioni, ma quello che si assume il rischio di scegliere. Se la libertà è assoluta, e lo è, deve includere anche la possibilità di autodistruggersi. Si può discutere se sia una scelta “giusta” o “sbagliata”, ma quello è un problema della mia determinazione o, se volete chiamarlo così, del mio “libero arbitrio”, non della mia libertà. La libertà è il dato di fatto; la determinazione o “libero arbitrio” è come decido di usarla.
E qui arrivo al punto più cruciale, quello che mi tocca da vicino: il fine vita. Se parto dalla prospettiva cristiana, mi accorgo di una cosa sconvolgente: il mio Dio ha permesso alla sua creatura di eliminare l’uomo che ne era il riflesso perfetto. Sulla croce non è morto Dio, perché l’Immutabile non può morire, ma è morto l’uomo storico. Eppure, il Padre ha lasciato che succedesse. Ha accettato di veder distruggere la sua “trasparenza”, l’uomo Gesù, pur di non strappare la libertà all’umanità. Se nemmeno Dio ha impedito con la forza che la sua creatura crocifiggesse l’uomo in cui il Logos splendeva, perché dovrebbero farlo la Chiesa o lo Stato?
 La Chiesa tradizionale ci ripete che la vita non è nostra, ma è di Dio, e che noi siamo solo "amministratori" in attesa che Lui decida di riprendersi la Sua proprietà. Questa è una visione arcaica e falsa. Noi non nasciamo per un "volere" diretto di Dio che scende a manipolare la biologia, ma dall'incontro di due libertà umane (nostro padre e nostra madre), in un atto di somma libertà e amore, conscio o inconscio che sia. In quell'istante, la natura, obbedendo alle leggi fisiche imposte dal Creatore, genera un corpo. È Dio, in quel momento, che infonde in quel corpo l'anima e lo spirito, donandogli l'ipostasi. Ma di tutto il resto, la carne, il DNA, il degrado biologico, se ne occupano le leggi della natura.
Siamo abituati a dire: "Moriremo quando Dio vorrà". Ma non è assolutamente vero. Noi moriamo a causa delle leggi biologiche della nostra materialità, per la vecchiaia, per la malattia o per cause violente. Non muore perché un Dio dispotico ha deciso di "toglierci la vita" o di riprendersi il Suo "prestito". La tenda cade perché la materia, per sua natura, si degrada.
Dio non è un padrone che rivuole indietro la merce. Se ci ha donato la libertà, che è la Sua stessa natura, non può poi comportarsi come un despota. Un dono, se è vero, non ha il cartellino del prezzo o la data di scadenza dettati dal donatore. La vita ci è stata donata, e nel momento in cui è donata diventa nostra. La Scrittura stessa lo ribadisce, quando dice che Dio ha lasciato l'uomo «in balìa del suo libero arbitrio» (Sir 15,14) e gli ha messo davanti la vita e la morte, dicendogli: «Scegli» (Dt 30,19). La scelta è nelle mie mani, non in quelle di un tribunale ecclesiastico che pretende di decidere per me.
Se Dio mi ha reso libero, questa libertà deve essere totale, anche nel decidere come e quando concludere la mia esistenza. Io sono cattolico cristiano praticante, ma su questa questione sono un radicale incallito. Non accetto che qualcuno, un prete, un politico, un dogma biologico, mi imponga come vivere o come morire.
Ogni giorno scendo a compromessi per poter vivere tranquillo, per non travolgere le persone che amo con le mie battaglie. Ma sulla mia libertà di decidere del mio fine vita sono in trincea, e non scendo a patti. Se un giorno la mia “tenda” diventerà una prigione di dolore, non chiederò a nessuno di decidere per me. Spero solo di trovare chi abbia il coraggio di mettermi in mano una siringa, o un farmaco. Poi ci penso da solo.
Spero di avere attorno qualcuno che mi ami tanto da rischiare per me. Perché l’amore vero non è trattenere qualcuno contro la sua volontà per rispetto di un dogma, ma avere il coraggio di accompagnarlo nelle sue scelte più difficili, anche quando fa paura.
Quando ho riflettuto su queste cose, fino in fondo, mi sono ritrovato con le lacrime agli occhi per l’emozione. Perché ti trovi disarmato di fronte alla vertigine della tua stessa libertà. Ma so che la lotta per questa libertà sarà eterna. Troppi interessi economici e di potere ci girano intorno. Ma per quanto riguarda il fine vita, è una battaglia che stiamo vincendo. È solo questione di tempo. E io, finché il mio cuore regge, continuo a lottare.
Help: Per leggere più facilmente il testo clikare sul titolo sovrastante.
Dove raggiungermi e non dimenticarti di lasciare un commento alla mia e-mail

© copyright giacobbo mariano 2000 / 2026

187620