Il mio slogan: - "Sognando e fantasticando si rimane giovani." - "Vanitas vanitatum, et omnia vanitas" -

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Ciao.
Mi fa molto piacere che Tu abbia scelto di visitare la mia Home_Page, non dimenticarti di ritornare, troverai sempre un amico.

Dio è eterno, l'uomo vive nel tempo. Come comprendere l'Incarnazione, la Resurrezione e il destino dell'uomo? Un percorso di ricerca tra fede, ragione e Logos, nel quale anche le convinzioni più profonde devono accettare di essere interrogate. Gesù della storia e Cristo della fede. Dalla nascita del cristianesimo ai grandi concili, dalla teologia medievale alle domande sull'anima, sulla libertà e sul male. Una rilettura critica della tradizione, senza rinunciare alla fede e senza pretendere di aver risolto ogni mistero. Credere senza rinunciare a pensare. Quattro libri per costruire un'interpretazione personale del cristianesimo. E un quinto, IL PENSIERO, per tornare sulle proprie conclusioni, riconoscerne i limiti e distinguere ciò che si crede da ciò che si può realmente dimostrare. IL PENSIERO – Rivisitazione critica dei miei libri. Non una smentita del percorso precedente, ma il suo confronto più esigente: sottoporre le proprie idee allo stesso giudizio critico riservato a quelle degli altri. Perché cercare la verità significa anche avere il coraggio di rimettersi in discussione.
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Proposta di lettura
 
Il sogno è il teatro dove il sognatore è allo stesso tempo: la scena, l'attore, il suggeritore, il direttore, il manager, l'autore, il pubblico e il critico. - (Jung)

12:47 - Ora solare per una società in perenne jet lag, i consigli utili e i falsi amici da bannare
Dormire meno è diventata norma (sbagliata e così siamo fuori sincrono rispetto al nostro orologio biologico

08:57 - Un grande centro per i Beatles a Liverpool, McCartney e Starr entusiasti
Una sede quattro volte più ampia dell'attuale museo. Sir Paul: "Non vedo l'ora"

08:08 - Rivista la storia delle grandi estinzioni, 3 su 5 più graduali del previsto
Lo indica una nuova analisi su quasi 4 milioni di fossili fatta con l'aiuto dell'IA

15:24 - Le mostre del weekend, da Tiziano ad Artemisia Gentileschi
Omaggi ai grandi fotografi, Berengo Gardin, Salgado, Capa e Riboud

21:06 - Julianne Moore: 'Faccio l'attrice, ma amo essere invisibile'
Alla Festa di Roma in 'The Debut' è una casalinga da Oscar

09:04 - Il Governo sceglie la linea dura, sospesi i blocchi dei tir in Sicilia e Calabria
Denunce e scorte ai camion, ma arriva il decreto sugli aiuti. Mercati vuoti e imprese pronte a fermarsi, chiuso uno snodo autostradale. I sindaci di Napoli e Bari lanciano l'allarme: 'Città a rischio paralisi'

21:36 - I medici del Papa: 'Non ha bisogno di ulteriori terapie'
Arrivato il referto dell'istologico. Leone in papamobile, ritorno alla normalità

08:59 - Ucraina, il sindaco di Mosca: 'Nella notte oltre 600 droni lanciati contro la città'
"La maggior parte è stata abbattuta in periferia". Due feriti. Kiev: '15 feriti nei bombardamenti russi nella notte'

08:45 - Ricostruzione post sisma, otto arresti della Finanza di Ancona e 51 indagati
Perquisizioni in varie regioni, sequestrati beni per oltre 57 milioni di euro

20:01 - Parigi teme un nuovo caos, sciopero generale il 5 novembre
Gilet gialli sabato in piazza, Macron: 'Eviteremo i disordini'. Volano Le Pen e Mélenchon

19:37 - Ponte sullo Stretto, pm acquisiscono gli atti al Mit e Cipess
Il ministero: 'pronti a esibire tutto'. Ciucci: 'Massima trasparenza'

19:36 - Trovata impiccata nel Salento, il Ris ricostruisce in 3D l'appartamento
Riesumata la salma della giovane, il fidanzato è indagato per istigazione al suicidio

21:04 - Termoli, commercianti in crisi: "Punto di non ritorno, non vendiamo più"
Gli operatori del mercato: "Solidarietà agli auto-trasportatori in sciopero e a tutta la filiera"

19:26 - Maltempo dal Nord al Sud, muore un militare travolto da un albero. Su il Mose a Venezia
La tragedia a Jesolo. Smottamenti dalla Toscana alla Calabria

23:18 - Champions League: l'Inter in 10 torna a vincere, primi punti con lo Shakhtar
Rosso a Bastoni per doppia ammonizione, ci pensa Carlos Augusto

News Scientifiche dal sito: scienzenotizie.it
06:49 - Bastano poche celle che invecchiano più in fretta per ridurre la durata delle batterie delle auto elettriche del 17,7% 🔋
Poche celle che invecchiano più rapidamente possono ridurre del 17,7% la durata delle batterie delle auto elettriche e del 22,8% quella degli autobus.

06:04 - Gli anelli di Chariklo stanno cambiando: il James Webb rileva variazioni opposte in pochi anni 🔭
Il James Webb ha rilevato cambiamenti opposti nei 2 anelli di Chariklo. Lo studio pubblicato su Science Advances suggerisce che possano evolvere in pochi anni.

05:19 - Rara moneta d’argento di re Olaf trovata in Norvegia: era una «moneta di cristianizzazione» 🪙
Una rara moneta d’argento di re Olaf Haraldsson, coniata tra il 1024 e il 1028, è emersa dal tesoro vichingo di Mørstad, in Norvegia.

04:34 - Il gas attorno al buco nero della Via Lattea è ricco di metalli: cosa rivela il James Webb?
Il telescopio James Webb ha rilevato metalli nel gas vicino al buco nero al centro della Via Lattea: la loro quantità può influire sul raffreddamento del gas.

03:49 - Una “medusa” luminosa nel cielo: il lancio di SpaceX porta nuovi esperimenti scientifici sulla ISS 🚀
Un Falcon 9 di SpaceX ha creato una nube luminosa a forma di medusa nel cielo degli Stati Uniti orientali, mentre portava rifornimenti alla ISS.

23:08 - Dei turisti belgi hanno scoperto i resti di un ittiosauro gigante di 174 milioni di anni mentre passeggiavano su una spiaggia
I turisti belgi Michel Plissart e Carine Christens tre anni fa hanno individuato i resti fossili di un ittiosauro gigante risalente a 174 milioni di anni fa presso Bridport, lungo la spiaggia del Dorset. Gli scienziati dell’Università di Bristol hanno datato le ossa del rettile marino analizzando il campione estratto da uno strato di arenaria […]

22:59 - Due enormi iceberg si sono staccati dall’Antartide e ora sono in rotta di collisione con una remota isola britannica
Gli iceberg A81 e D32 si stanno avvicinando alla piattaforma oceanica dell'isola della Georgia del Sud, nell'Oceano Atlantico meridionale, dopo una deriva di oltre tre anni dalle piattaforme antartiche. Le immagini dei satelliti Copernicus dell'Unione Europea mostrano le due masse di ghiaccio in transito nel Mare di Scotia. L'iceberg A81 si è staccato dalla piattaforma Brunt nel gennaio 2023 e misura 1.340 chilometri quadrati. Il blocco D32 si è separato dalla piattaforma Amery nell'ottobre 2022

22:54 - Scoperto in Giordania il “vero luogo” in cui venne battezzato Gesù
L'archeologo Waheeb dell'Università Hashemita ha identificato il luogo del battesimo di Gesù presso il sito di Al-Maghtas, situato sulla sponda orientale del fiume Giordano, circa otto chilometri a nord del Mar Morto. Lo studio, pubblicato a giugno 2026 sull'Egyptian Journal of Archaeological and Restoration Studies, ha confrontato i resti emersi dagli scavi condotti tra il 1996 e il 2002 con le descrizioni scritte dei primi viaggiatori. L'indagine associa l'area a Betania oltre il Giordano, loc

22:43 - Esercito di Terracotta: scoperte inaspettate impronte di donne e bambini sulle sculture
I ricercatori hanno rilevato la presenza di donne e bambini nella produzione dell’Esercito di Terracotta analizzando 79 impronte digitali trovate su 36 guerrieri. Lo studio, pubblicato sul Journal of Cultural Heritage, calcola che il 45 percento delle impronte appartiene a uomini adulti, il 33 percento a donne adulte e il 22 percento a individui sotto […]

21:19 - I maschi di Uintatherium erano davvero molto più grandi delle femmine? Un nuovo studio mette in dubbio l’ipotesi classica
L’analisi di circa 30 crani fossili non conferma che i maschi di Uintatherium fossero molto più grandi delle femmine, come si è ritenuto a lungo.

Da IL PENSIERO: Il Giudizio: quando non posso più mentire. (di Mariano Giacobbo)
Il Giudizio: quando non posso più mentire.
Se la libertà è reale, deve essere reale anche la possibilità di perdermi.
Altrimenti tutto ciò che ho scritto finora sarebbe soltanto un gioco.
Potrei scegliere il bene o il male, costruire o distruggere, amare oppure odiare, utilizzare ciò che mi è stato dato oppure sprecarlo, e alla fine nulla avrebbe realmente importanza.
Non è ciò che penso.
La libertà ha conseguenze proprio perché è libertà.
Ed è qui che incontro una delle parole più forti della tradizione cristiana: giudizio.
Ma che cosa significa essere giudicato da Dio?
Un Dio che non cambia idea.
La prima immagine che devo eliminare è quella più immediata.
Vivo.
Muoio.
Mi presento davanti a Dio.
Dio guarda ciò che ho fatto, valuta e infine decide che cosa fare di me.
Questa rappresentazione è comprensibile perché riproduce il funzionamento di un tribunale umano. Ma non è compatibile con il Dio dal quale sono partito.
Dio non acquisisce informazioni sulla mia vita quando muoio, non apre il mio fascicolo, non scopre qualcosa che prima ignorava, non riflette e non cambia opinione.
Non pronuncia una sentenza dopo aver valutato le prove.
Sarebbe ancora una volta un Dio immerso nel tempo.
Il Dio eterno vede la mia intera esistenza «tota simul».
La conosce senza determinarla.
Perciò il giudizio non può essere un cambiamento in Dio.
Deve riguardare me.
Essere davanti alla verità.
È qui che il giudizio assume per me un significato completamente diverso.
Durante la vita posso mentire.
Agli altri.
E soprattutto a me stesso.
Posso trovare giustificazioni. Posso chiamare necessità ciò che è stata convenienza, prudenza ciò che è stata paura, giustizia ciò che è stata vendetta.
Posso perfino fare il bene per ragioni che con il bene hanno poco a che vedere.
La coscienza umana possiede una capacità straordinaria di costruire racconti nei quali siamo quasi sempre dalla parte giusta.
Ma davanti a Dio che cosa rimane?
Se Dio è verità, essere davanti a Dio significa essere davanti alla verità di me stesso.
Senza alibi.
Senza costruzioni.
Senza la possibilità di raccontarmi una storia diversa da quella che ho realmente vissuto.
Questo, per me, è già giudizio.
Non Dio che finalmente scopre chi sono.
Io che non posso più nascondermi chi sono.
Il libro della vita.
Anche le immagini bibliche del giudizio assumono allora per me un significato diverso.
Il libro, le opere, la bilancia, la separazione.
Non ho bisogno di immaginare un archivio celeste nel quale siano state registrate tutte le mie azioni.
Il libro della mia vita l’ho scritto vivendo.
Ogni scelta ha contribuito a costruire la persona che sono diventato.
Ed è qui che ritorna la mia antropologia.
L’anima porta la mia storia: non una semplice registrazione cronologica degli avvenimenti, ma ciò che quelle esperienze e quelle scelte hanno fatto di me.
Io non arrivo davanti a Dio portando il mio curriculum.
Arrivo essendo diventato ciò che ho scelto di essere.
Il giudizio non riguarda soltanto ciò che ho fatto.
Riguarda ciò che, attraverso ciò che ho fatto, sono diventato.
I talenti.
Per questo continuo a trovare straordinariamente significativa la parabola dei talenti.
Non tutti ricevono la stessa cosa: uno riceve cinque, uno due, uno uno.
E proprio questa differenza impedisce di pensare il giudizio come una misura identica applicata meccanicamente a tutti.
Io non posso essere giudicato sulla vita di un altro. Non posso essere giudicato per un’intelligenza che non avevo, per opportunità che non ho ricevuto, per una consapevolezza alla quale non potevo arrivare.
Sono responsabile di ciò che ho potuto realmente fare con ciò che mi è stato dato.
Questo rende il giudizio infinitamente più personale di qualsiasi codice, perché due azioni esteriormente identiche possono nascere da libertà, consapevolezze e condizioni completamente differenti.
Noi vediamo l’azione.
Dio vede l’uomo.
E la misericordia?
Ma allora ritorna immediatamente la domanda: se il giudizio è verità, che cosa accade alla misericordia?
Non viene cancellata.
È precisamente qui che diventa decisiva.
Se la misericordia significasse fingere che il male non sia avvenuto, non sarebbe misericordia.
Sarebbe indifferenza.
Il padre del figlio prodigo non dice che il figlio non se ne sia mai andato.
Il figlio è partito, ha distrutto, ha sofferto, ha sbagliato.
E ritorna.
La misericordia non modifica retroattivamente la verità della sua storia.
Gli permette di non essere definitivamente prigioniero di quella storia.
È una differenza enorme.
Dio non deve scegliere tra verità e misericordia.
La misericordia permette all’uomo di stare nella verità senza essere annientato dalla propria colpa.
«La tua fede ti ha salvato».
E ritorno ancora una volta a quella frase di Gesù:
«La tua fede ti ha salvato.»
Adesso acquista un significato ancora più profondo.
Fede significa fiducia.
Se davanti alla verità di me stesso scopro anche tutto ciò che avrei potuto essere e non sono stato, potrei chiudermi, potrei rifiutare, potrei continuare a dire No.
Oppure potrei affidarmi.
Non perché improvvisamente il male diventi bene.
Non perché Dio cancelli magicamente la mia storia.
Ma perché credo nella sua misericordia più di quanto io possa essere schiacciato dalla mia colpa.
Il figlio prodigo non torna perché ha risolto il proprio passato.
Torna perché, nel fondo della propria miseria, si ricorda del padre.
Il giudizio non cambia Dio.
Qui la mia costruzione ritorna al punto di partenza.
Dio non diventa giudice quando io muoio, non passa dalla misericordia alla giustizia e non mi ama durante la vita per poi decidere, alla fine, se continuare ad amarmi.
Sarebbe nuovamente un Dio che cambia.
Sono io che, attraverso la mia libertà, costruisco il modo nel quale mi pongo davanti a Lui.
Il Padre rimane Padre.
La domanda è: io voglio ancora essere figlio?
Questa domanda è terribile proprio perché non posso scaricarne la risposta su Dio.
Inferno.
E allora devo arrivare alla parola che non posso evitare.
Inferno.
Se lo immagino soltanto come un luogo nel quale Dio manda chi ha violato determinate regole, torno immediatamente alla rappresentazione del tribunale.
Ma se la salvezza è relazione e la libertà è reale, posso comprendere l’inferno in un altro modo.
La possibilità definitiva del No.
Dio non cessa di essere Dio.
La misericordia non cessa di essere misericordia.
Ma una relazione non può essere imposta.
Se Dio costringesse l’uomo ad amarlo, distruggerebbe proprio quella libertà che rende possibile l’amore.
Questo è il punto estremo della mia costruzione.
Ho sostenuto che la libertà si realizza nel bene. Ma ho anche sostenuto che il libero arbitrio permette il male.
Devo quindi prendere sul serio la possibilità che l’uomo possa utilizzare la propria libertà contro la propria stessa realizzazione.
Il No deve essere possibile.
Altrimenti anche il Sì sarebbe necessario.
Ma chi può dire No fino alla fine?
Ed è precisamente qui che la mia speranza diventa enorme.
Non spetta a me stabilirlo.
E soprattutto non spetta a me riempire l’inferno.
Qui ritrovo la speranza che ho incontrato in von Balthasar.
Posso sperare per tutti.
Sperare non significa dichiarare che tutti saranno salvati. Se lo facessi, trasformerei nuovamente la libertà in una finzione.
Significa che non conosco nessun uomo così profondamente da poter affermare che il suo No sia definitivamente più forte della misericordia che gli si offre.
Il giudizio appartiene a Dio proprio perché soltanto Dio conosce interamente quell’Unicum.
Il problema del tempo ritorna ancora.
Anche il giudizio non può essere trasformato in un nuovo calendario dell’aldilà.
Dal mio punto di vista temporale posso parlare di morte, giudizio e vita eterna; ma Dio non mi conosce soltanto dopo la mia morte.
Mi ha sempre conosciuto.
Il giudizio riguarda me: la verità definitiva della mia relazione con Lui.
Giudicato dall’amore.
Alla fine mi accorgo che posso esprimere tutto questo con una formula molto semplice.
Sono giudicato dall’amore.
Non nel senso sentimentale per cui l’amore rende tutto indifferente.
È esattamente il contrario.
L’amore rende ogni scelta importante.
Quanto ho amato?
Quanto ho utilizzato ciò che mi era stato dato?
Quanto sono stato capace di riconoscere l’altro?
Quanto ho costruito e quanto ho distrutto?
Quanto del mio No dipendeva dalla mia libertà e quanto dai limiti, dalle ferite e dall’ignoranza che soltanto Dio può conoscere fino in fondo?
Io non posso fare questo calcolo.
Dio non ha bisogno di farlo.
Dio sa.
E forse è proprio questa la differenza definitiva tra il tribunale degli uomini e il giudizio di Dio: noi dobbiamo ricostruire una persona attraverso le prove.
Dio conosce la persona.
Interamente.
Una domanda che diventa risposta.
Rileggendo La Signora in Rosso mi sono accorto che questa idea era comparsa molto prima che io cercassi di darle la forma teologica che possiede oggi.
Avevo scritto:
«Come ho già scritto, lo considero un cambio di gioco, o con una metafora un cambio di giostra: scendiamo perché abbiamo visto, se non ancora compreso, che quella lì vicino è molto più bella e interessante.
Forse c’è qualcosa che resta. Forse è proprio quella domanda che non abbiamo mai smesso di porci, “chi sono?”, “da dove vengo?”, “dove vado?” A sopravvivere a tutto.
E forse, chissà, è proprio quella domanda che, in quel giorno, diventa risposta.»
Allora non avevo ancora costruito tutto il percorso che mi avrebbe portato a parlare dell’ipostasi, della «tota simul», della resurrezione come permanenza dell’identità e del giudizio come verità dell’uomo davanti a Dio.
Ma la domanda era già lì.
Chi sono?
Il giudizio è anche questo.
Non qualcuno che finalmente mi comunica dall’esterno la risposta, ma la caduta di tutto ciò che durante la vita mi ha impedito di vederla completamente.
La mia storia rimane.
Le mie scelte rimangono.
Ciò che ho fatto di me stesso rimane.
Ma davanti alla verità non posso più costruire un personaggio diverso dall’uomo che sono diventato.
E allora quella vecchia frase assume per me oggi un significato ancora più preciso:
la domanda diventa risposta.
Non perché finalmente conosco una definizione di me stesso.
Perché finalmente sono davanti alla verità di ciò che sono.
La porta.
Ritorno allora all’immagine della porta.
La misericordia la lascia aperta.
La fede mi permette di attraversarla.
La libertà mi permette anche di rifiutarla.
Non ho bisogno di immaginare Dio dall’altra parte mentre aspetta il momento di chiuderla.
Il problema non è se Dio voglia salvarmi.
Il problema è se io, arrivato alla verità di me stesso, voglia ancora entrare nella Relazione.
Per questo posso sperare per tutti senza dichiarare tutti salvati.
Posso credere nella misericordia senza cancellare il giudizio.
Posso credere nel giudizio senza trasformare Dio in un magistrato eterno.
E posso prendere sul serio l’inferno senza pretendere di sapere chi vi sia.
Alla fine rimane l’uomo: la sua storia, la sua identità, la sua libertà.
E davanti a lui la Relazione dalla quale proviene e verso la quale è chiamato.
Il giudizio è il momento della verità.
Non perché Dio scopra finalmente chi sono.
Perché io non posso più nascondere a me stesso chi sono.
La vertigine della Libertà. Perché la Chiesa ha paura del fine vita. (Mariano Giacobbo)
La libertà non è un diritto che ci viene “concesso” dallo Stato o dalla Chiesa. La libertà è la struttura stessa del nostro essere. È un diritto inalienabile dell’essere umano. Ma è una struttura drammatica. Come diceva il filosofo Luigi Pareyson, la libertà non è solo un potere, ma una responsabilità radicale: porta con sé il rischio di perdersi, di sbagliare, di compiere il male. Il male non è un’illusione o un difetto di fabbrica: è la possibilità concreta che nasce dal fatto che siamo liberi. Senza libertà non ci sarebbe il male, ma non ci sarebbe nemmeno l’amore. Non siamo nati con un guinzaglio al collo!
È per questo che, nella storia, le religioni e le società hanno cercato di “normare” la libertà. L’uomo ha paura della libertà. L’angoscia di dover scegliere senza certezze assolute è tale che, spesso, preferiamo delegare la nostra vita a un’autorità esterna (una legge, un dogma, un leader) pur di non doverne sopportare il peso. Sartre diceva che l’uomo è “condannato a essere libero”. E molti, davanti a questa condanna, preferiscono addormentarsi.
Ma per me, la libertà è assoluta. Non accetto compromessi su questo. L’uomo vero non è quello che fugge dalla responsabilità nascondendosi dietro il dogma o le convenzioni, ma quello che si assume il rischio di scegliere. Se la libertà è assoluta, e lo è, deve includere anche la possibilità di autodistruggersi. Si può discutere se sia una scelta “giusta” o “sbagliata”, ma quello è un problema della mia determinazione o, se volete chiamarlo così, del mio “libero arbitrio”, non della mia libertà. La libertà è il dato di fatto; la determinazione o “libero arbitrio” è come decido di usarla.
E qui arrivo al punto più cruciale, quello che mi tocca da vicino: il fine vita. Se parto dalla prospettiva cristiana, mi accorgo di una cosa sconvolgente: il mio Dio ha permesso alla sua creatura di eliminare l’uomo che ne era il riflesso perfetto. Sulla croce non è morto Dio, perché l’Immutabile non può morire, ma è morto l’uomo storico. Eppure, il Padre ha lasciato che succedesse. Ha accettato di veder distruggere la sua “trasparenza”, l’uomo Gesù, pur di non strappare la libertà all’umanità. Se nemmeno Dio ha impedito con la forza che la sua creatura crocifiggesse l’uomo in cui il Logos splendeva, perché dovrebbero farlo la Chiesa o lo Stato?
 La Chiesa tradizionale ci ripete che la vita non è nostra, ma è di Dio, e che noi siamo solo "amministratori" in attesa che Lui decida di riprendersi la Sua proprietà. Questa è una visione arcaica e falsa. Noi non nasciamo per un "volere" diretto di Dio che scende a manipolare la biologia, ma dall'incontro di due libertà umane (nostro padre e nostra madre), in un atto di somma libertà e amore, conscio o inconscio che sia. In quell'istante, la natura, obbedendo alle leggi fisiche imposte dal Creatore, genera un corpo. È Dio, in quel momento, che infonde in quel corpo l'anima e lo spirito, donandogli l'ipostasi. Ma di tutto il resto, la carne, il DNA, il degrado biologico, se ne occupano le leggi della natura.
Siamo abituati a dire: "Moriremo quando Dio vorrà". Ma non è assolutamente vero. Noi moriamo a causa delle leggi biologiche della nostra materialità, per la vecchiaia, per la malattia o per cause violente. Non muore perché un Dio dispotico ha deciso di "toglierci la vita" o di riprendersi il Suo "prestito". La tenda cade perché la materia, per sua natura, si degrada.
Dio non è un padrone che rivuole indietro la merce. Se ci ha donato la libertà, che è la Sua stessa natura, non può poi comportarsi come un despota. Un dono, se è vero, non ha il cartellino del prezzo o la data di scadenza dettati dal donatore. La vita ci è stata donata, e nel momento in cui è donata diventa nostra. La Scrittura stessa lo ribadisce, quando dice che Dio ha lasciato l'uomo «in balìa del suo libero arbitrio» (Sir 15,14) e gli ha messo davanti la vita e la morte, dicendogli: «Scegli» (Dt 30,19). La scelta è nelle mie mani, non in quelle di un tribunale ecclesiastico che pretende di decidere per me.
Se Dio mi ha reso libero, questa libertà deve essere totale, anche nel decidere come e quando concludere la mia esistenza. Io sono cattolico cristiano praticante, ma su questa questione sono un radicale incallito. Non accetto che qualcuno, un prete, un politico, un dogma biologico, mi imponga come vivere o come morire.
Ogni giorno scendo a compromessi per poter vivere tranquillo, per non travolgere le persone che amo con le mie battaglie. Ma sulla mia libertà di decidere del mio fine vita sono in trincea, e non scendo a patti. Se un giorno la mia “tenda” diventerà una prigione di dolore, non chiederò a nessuno di decidere per me. Spero solo di trovare chi abbia il coraggio di mettermi in mano una siringa, o un farmaco. Poi ci penso da solo.
Spero di avere attorno qualcuno che mi ami tanto da rischiare per me. Perché l’amore vero non è trattenere qualcuno contro la sua volontà per rispetto di un dogma, ma avere il coraggio di accompagnarlo nelle sue scelte più difficili, anche quando fa paura.
Quando ho riflettuto su queste cose, fino in fondo, mi sono ritrovato con le lacrime agli occhi per l’emozione. Perché ti trovi disarmato di fronte alla vertigine della tua stessa libertà. Ma so che la lotta per questa libertà sarà eterna. Troppi interessi economici e di potere ci girano intorno. Ma per quanto riguarda il fine vita, è una battaglia che stiamo vincendo. È solo questione di tempo. E io, finché il mio cuore regge, continuo a lottare.
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